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e Jonathan decidono di regalarsi un fine settimana nelle foreste del Kennet
Shire, dopo un intenso periodo di lavoro. Sandra Bentley è antropologa e
lavora nella biblioteca di Boderville. Ha speso i suoi 29 anni alla ricerca
del vero amore (ragazza all’antica!) scontrandosi con una marea di
puttanieri ma alla fine, la sua tenacia è stata coronata da Jonathan O’Brien, più vecchio di lei di due anni particolarmente attraente, un vero
maschio Irlandese focoso e irruento ma molto fedele ed amorevole. Anche lui
lavora a Boderville, presso la clinica Sander’s,
ma come ricercatore.
L’hotel “Beau Rivage” si affaccia direttamente sul lago Colbert; è la
stagione in cui le foglie si apprestano a formare un soffice tappeto rosso
fuoco e le serate si fanno più fredde. La loro camera è già pronta,
accogliente grazie alla boiserie e tessuti pregiati. Sandra si precipita immediatamente
sul terrazzino abbracciando Jonathan in un bacio così lungo che sembra
scioglierli e unirli per l’eternità. Il cameriere chiude la porta
dileguandosi come un fantasma per non rovinare quell’atmosfera mistica.
Il mattino dopo Jonathan si alza con un’energia insospettabile e, senza
badare troppo alla barba lunga e all’aria stravolta, si infila di corsa i
pantaloni e gli stivali per scendere dal concierge. Sandra
è stremata da una serie interminabile di “assalti” e continua a
dormire senza accorgersi di nulla. L’orologio a pendolo al fondo della scala
rintocca le sette, la colazione lo attende invitante al suo tavolo preferito.
L’albergo è piccolo e in questa stagione le famiglie con marmocchi
preferiscono evitarlo; qualche orso, prima del letargo, potrebbe divorare uno
di quei piccoli mostri rumorosi e maleducati.
La passione per la caccia di Jonathan è risaputa e in quel luogo i fagiani
si moltiplicano ad una velocità sbalorditiva. Il concierge gli consiglia per l’affitto dell’attrezzatura
e i consigli del caso di
rivolgersi a Robert Hotterman.
Robert abita alla fine della grande curva, proprio ai margini del bosco. La
sua casa è decisamente imponente; nonostante egli abiti da solo, la maggior
parte dello spazio è dedicato ai libri, ai quali Robert è particolarmente
interessato. Quando apre la porta, Jonathan rimane quasi impietrito dalla statura
e dall’imponenza del suo aspetto fisico. La solitudine alla quale egli si è
volontariamente sottoposto, dopo una delusione amorosa, lo hanno reso forte
come il granito. Dentro i suoi occhi verde smeraldo si scorge tutta la
libertà che molti uomini anelano, senza mai ottenerla.
Dopo una breve presentazione, i due si accordano per il tipo d’attrezzatura
e il luogo della battuta; a circa 20 chilometri di distanza, in un posto
chiamato Hold-Oak. La conversazione durante il tragitto non è
particolarmente brillante; i grugniti di Robert nonostante la conoscenza
perfetta di quei luoghi, fanno pentire Jonathan di
averlo scelto come guida,
ma il gusto di quel caffé nero e amaro che lui ha riposto in un vecchio thermos gli fanno presto cambiare idea.
Dopo circa un’ora, e senza aver incontrato anima viva, arrivano in un luogo
incantevole e selvaggio i rumori degli animali nel sottobosco fanno ben
sperare sull’esito della caccia. Robert carica su di sè tutto il peso
dell’artiglieria, e lascia a Jonathan solo l’incombenza del carniere. Il
sentiero che devono seguire all’interno della radura, non è particolarmente
agevole e occorre una certa abilità per evitare d’inciampare. La temperatura
nel frattempo è cambiata e una nebbiolina malinconica e fredda ricopre ogni
cosa.
Jonathan, ad un certo punto, perde l’equilibrio e finisce per cadere a terra
sullo spuntone di un vecchio albero che si conficca in una coscia
spezzandosi.
La ferita che si procura non è particolarmente grave, ma gli impedisce, di
fatto, di continuare il cammino. Per fortuna, a pochi passi si trova un
vecchio capanno abbandonato. Robert, alto quasi due metri e del peso di 120
chili, non ha nessuna difficoltà a caricare su di sé Jonathan. I loro
telefoni sono praticamente fuori uso; in quella zona non è possibile
comunicare in alcun modo.
Il capanno è solido e asciutto, Robert adagia Jonathan su di un pagliericcio
e cerca di capire come procedere. Il dolore del ragazzo è quasi
insostenibile e presto perde conoscenza. Robert inizia ad estrarre il
pezzo di legno dalla coscia, e dalla carne esposta esce un rivolo di sangue;
fortunatamente la lesione non ha intaccato arterie importanti e ben presto,
con una fasciatura stretta, finisce per cessare anche il sanguinamento.
Robert è molto preoccupato e si sente in colpa per l’accaduto. Accende il
fuoco, e mentre guarda Jonathan dormire, sente una strana sensazione mai
provata sino a quel momento.
Jonathan si sveglia mentre Robert gli asciuga la fronte, ed è stranamente
calmo e disteso, nonostante il forte dolore. Robert allora senza dire una
parola si avvicina alle sue labbra e le sfiora dolcemente. Jonathan, come
preso da un sentimento strano e sconosciuto, decide di abbandonarsi completamente
senza opporre alcuna resistenza. Quel bacio è qualcosa di incredibilmente
forte, maschio e possente come una locomotiva. Le lingue dei due si cercano
assaporando e scambiandosi gli umori reciproci. La voglia di entrambi nello
scoprirsi vicendevolmente è incalcolabile. Jonathan in preda ad una febbre
altissima strappa la camicia di Robert, scoprendo un petto villoso e duro
come l’acciaio. Nella stanza l’odore del legno di pino è forte e pungente, Jonathan sente il sesso di Robert caldo e di una consistenza inconcepibile.
Robert nel frattempo spoglia delicatamente Jonathan per non fargli del male.
La sua lingua inizia ad esplorare un percorso sconosciuto, nei meandri più
nascosti, facendo perdere a Jonathan qualunque freno inibitorio. Entrambi si
cercano, si desiderano, liberi di provare sensazioni animalesche, inconscie e
paradisiache. Robert inizia la sua scoperta prima con estrema dolcezza, e poi
con deciso vigore penetra Jonathan fino quasi a farlo svenire per la seconda
volta. Jonathan si sente il cervello liquefatto, ed è quasi sul punto di
esplodere, quando masturbandosi vigorosamente spruzza il suo seme bianco e
consistente sulla parete di legno. Il suo orgasmo anale è così violento che
procura a Robert un piacere raro e sconosciuto, facendo esplodere la sua
lava bollente dentro di lui, mandandolo in estasi.
I loro corpi giacciono l’uno accanto all’altro in un abbraccio fraterno mentre sopraggiunge l’imbrunire e la notte. Il mattino dopo intorno alle
cinque, Robert si sveglia di soprassalto e si sente felice come uno
scolaretto per quella notte fantastica, prepara il caffé a Jonathan, che nel
frattempo si sveglia fingendo di non ricordare nulla dell’accaduto, o
quasi.
Robert che conosce molto bene quel tipo di amnesia, avendola sperimentata
più volte in passato, aiuta pazientemente Jonathan a raggiungere l’auto. Lo
sistema con cura e imbracciato il fucile ritorna nel bosco. Poco distante,
scorge una serie di meravigliosi fagiani maschi, prende la mira e con una
serie di colpi precisi e ben assestati riesce ad uccidere contemporaneamente
tre superbi esemplari.
Il ritorno al “Beau Rivage” è più silenzioso e malinconico che all’andata e
quando arrivano in albergo, l’incontro con Sandra, visibilmente stravolta e
preoccupata, è patetico. Jonathan stringe la mano di Robert, per l’ultima
volta, perdendosi per un attimo all’interno di quegli occhi verdi che lo
avevano reso se stesso, forse per l’ultima volta.
r.t.